Altro riconoscimento per L’URLO DEL DANUBIO

Condivido con grande gioia la notizia del 2*premio 🥇conquistato dalla mia poesia I PLATANI DI FERRAMONTI (inserita nella mia opera L’URLO DEL DANUBIO, Operaincerta Editore, 3^ edizione) al I CONCORSO NAZIONALE DI POESIA SULLA SHOAH- PER NON DIMENTICARE MAI- 2^edizione.

I PLATANI DI FERRAMONTI

Sentinelle silenti, custodi della Storia,

i platani vetusti si ergono nel campo di Ferramonti.

Le olimpiche chiome verdi si stagliano nel cielo

dove lanose nuvole si rincorrono immemori.

Nel silenzio del Campo, le voci della placida pianta, sacra ai greci,

bisbigliano storie di vita, di sofferenza,

ma anche momenti di gioia e di dolcissima malinconia.

I rami robusti si protendono nello spazio

come a voler abbracciare quell’umanità tormentata e martire

che li ha sfiorati col cuore e con gli occhi.

E io ho imparato da quei Platani che la Storia si ripete,

che non è concesso dimenticare,

che occorre operare per non ripetere gli errori,

per un futuro migliore.Mentre il tempo scorre inesorabile,

i Platani di Ferramonti continuano a sussurrare

le migliaia di storie conosciute e io sto lì ad ascoltare…

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NATALE A PALAZZO ROMANOV (racconto breve)


Natale 1912

Durante le passeggiate quotidiane tutti i membri della famiglia Romanov, esclusa l’Imperatrice, erano impegnati in esercizi fisici: pulivano i sentieri del parco dalla neve, tritavano il ghiaccio per le cantine, tagliavano rami secchi o vecchi alberi, accantonando la legna da ardere. L’inverno era gelido e la neve aveva ammantato l’intero palazzo e il giardino circostante. 
Nel tempo libero, l’Imperatrice e le sue figlie erano impegnate a cucire qualcosa, ricamare o tessere oppure si dedicavano alla lettura.
Il Natale era alle porte e le donne Romanov preparavano con le loro mani i vari addobbi per il grande albero.
Le mani più creative erano quelle di Anastasija, la più giovane tra le figlie dell’ultimo imperatore russo Nicola II. Era la più vivace, con un temperamento ruffiano. Amava fare gli scherzi, danzare e suonare.

Casa Romanov era in fermento anche in quella vigilia. 
L’albero grande era stato completato subito dopo la messa notturna.
“Quest’anno è ancor più bello”, la piccola e allegra Anastasija si rivolse molto soddisfatta alla madre, mentre faceva una delle sue piroette.
“Proprio così, tesoro mio”, rispose la zarina, che le accarezzava dolcemente i lunghi capelli biondi, “ma, vedrai, pure quelli piccoli sono graziosi. Sarà anche quest’anno una bella sorpresa per tutti! La splendida atmosfera natalizia mi ricorda ancor più la mia amata Prussia”. Chiuse gli occhi e tirò un lungo sospiro nostalgico.

Nella tradizione imperiale, da quando Nicola II era lo zar di Russia, grazie al volere della consorte Aleksandra, nella sala dei concerti, per ogni membro della famiglia veniva addobbato un albero e, accanto a esso, vi era un tavolo con una tovaglia bianca imbandita di regali; davanti alla porta del salone vi erano di guardia i cosacchi della Guardia.

“Chissà che sorprese troveremo?!”, sussurrò la figlia della baronessa Marya agli altri bambini assiepati davanti alla porta della grande sala.
“Non tirami la maglia, ci sono prima io!”
“No, invece, c’ero io! Spostati!”
I piccoli erano trepidanti e con il cuore che batteva per tutti allo stesso ritmo di speranza, gioia e allegria. Nell’attesa, il piccolo Sergeij guardava fuori dalla grande finestra i fiocchi di neve che scendevano soavemente, danzando con leggerezza e ricoprendo tutto il parco attorno; sperava che un folletto o uno gnomo gentile giungesse lì con una sacca piena di regali; poi, si mise a disegnare con le tenere dita sul vetro appannato.
Sullo sfondo giungevano le note musicali di un pianoforte suonato dalle abili mani della piccola Anastasija accompagnato dalla sua voce.
La zarina, dopo aver controllato che tutto fosse in ordine nei vari tavoli, lanciò il segnale al consorte. Lo zar, come da tradizione, era deputato a suonare la campanella che invitava all’ingresso. 
Allora, i bambini sgomitarono e si spinsero per cercare di entrare per primi e correre alla loro postazione. Era tutto un allegro vociare. Avevano dimenticato ogni etichetta.

“Wow! Siamo nel paese incantato”, fu l’espressione di meraviglia di una delle bimbe che spalancò gli occhi di stupore, appena le porte si aprirono.
Sembrava davvero di essere in una foresta incantata con tutti quegli alberi e quelle candele che rischiaravano la grande sala. Dentro vi erano sei abeti con sei tavoli per i membri della famiglia dello zar e poi tanti altri per i familiari dei parenti e membri della corte. Erano tutti decorati con frutta, giocattoli dorati e argentati.
L’imperatrice in persona accompagnava gli ospiti alla loro postazione con albero e tavolo di regali e porgeva lei stessa i doni.

“Penso che sia davvero magico tutto questo, ma credo che la cosa più bella sia la lotteria”, Marija, che era un’adolescente eccezionalmente tranquilla e disciplinata, due anni più grande di Anastasija, si rivolgeva alla sorella, condividendo con lei pensieri e sentimenti
“E’ proprio vero!”, concordava con grande vivacità la giovane interpellata.

In effetti, i Romanov non dimenticavano affatto i loro sudditi: lo zar Nicola organizzava una lotteria di Natale per tutti gli abitanti del palazzo: damigelle, balie, precettori, la stessa servitù.  Ciascuno di loro doveva pescare una carta da un mazzo e poi lo zar leggeva una dopo l’altra le carte sorteggiate e la zarina dava il regalo corrispondente: un vaso, un servizio di porcellana, una lampada.
Lo zar fece allestire vicino alle scuderie anche un enorme albero di Natale per 100 bambini poveri. Così ogni bambino riceveva in dono scarpe, pellicciotti, indumenti caldi.

“E adesso anche per loro è finalmente Natale!”, Anastasija, mentre assisteva allo spettacolo di solidarietà, batteva con entusiasmo e con vigore le mani, come se quei doni fossero tutti per lei.


Lo zar Nicola è passato alla storia come l’imperatore di Russia più ricco, ma anche il più generoso, solidale e benevolo.
Tuttavia, ben presto una triste fine spetterà all’intera famiglia Romanov, uccisa da un gruppo di rivoluzionari bolscevichi, dopo un periodo di prigionia, nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, nella foresta di Koptjaki, dove vennero spogliati, mutilati, cosparsi di acido solforico e bruciati.
La morte dello zar fu annunciata alla stampa dagli stessi bolscevichi; mentre sulla sorte della zarina e dei figli non si ebbero notizie chiare, cosa che alimentò fantasie sui possibili sopravvissuti. Molti impostori si sono spacciati per i vari membri della famiglia imperiale. Famoso è il “Mistero di Anastasija” di cui parleremo in un altro momento.
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HO SOGNATO DI ESSERE UNA FARFALLA

Ho sognato di essere una farfalla… perché sono nata libera.
Da bruco affamato a crisalide,
ho strisciato sulla pancia per poi ergermi con delicatezza e ingenuità,
muovendomi con grazia, portata dal vento.
Mi posavo di fiore in fiore con le mie ali screziate,cibandomi del nettare della vita e volando verso l’eternità…
Le mie ali di cartilagine,
ricche di scaglie geometriche,
vibravano libere nel sole e io volavo, danzavo silente nell’aria, nei fiori, nel nulla,sfiorando ogni piccola cosa, senza mai saziarmi.
Il mio elegante volteggiare era mistero anche per me e,
come per magia, incurante della notte fredda,
mi incamminavo,
attratta dall’altro sesso,
verso l’amore e la procreazione.
Marinella Tumino©

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