Rubrica: RACCONTI SOTTO L’ALBERO 3

PROFUMO DI LUI

Mi mancano i suoi muscoli. Mi manca l’indescrivibile fusione del suo profumo con quello del suo corpo sudato, l’odore della palestra e del cloro della piscina. Mi manca la fragranza del suo testosterone, emblema dell’energia vitale e della voglia di vivere e di amare. Insomma, quello che mi manca di lui è… LUI. Qualche giorno fa, nostalgica e svuotata, sono entrata in profumeria e ho chiesto di sentire Roma di Laura Biagiotti: il suo profumo. Avrei voluto comprarlo, ma ho rinunciato.
Ho quaranta anni… e non sono più un’adolescente. Mi sono allora accontentata di spruzzarlo ai polsi per poterlo risentire nel corso della giornata e per poter percepire lui, in un certo qual modo, vicino a me. Con Roma sono ritornata indietro nel tempo e ho ripensato all’amore impossibile, nato e cresciuto fra le mura di quella palestra, fra muscoli e attrezzi; un amore superlight che ha permesso al mio corpo di diventare quasi perfetto… in maniera sorprendente… Io, a onor del vero, non sono una donna da palestra, o meglio non lo ero. Sono una donna pigra che ama il mare, il silenzio, sentire il vento sul viso. Amo rifugiarmi, spesso con la mia famiglia, in una casetta, su un’isola della Sicilia, dove fanno da padroni i cactus in terrazza, il profumo del gelsomino, le acque cristalline e il vento caldo che soffia a intermittenza. Io mi lascio cullare dall’amaca, posta all’ombra, in un boschetto davanti casa e dalla melodia emanata dalla musica delle cuffiette che fa da piacevole sottofondo alle mie letture. Tutto è iniziato tre anni fa quando, a causa di grossi problemi alla schiena e a un’ernia, il medico mi ha suggerito degli esercizi mirati in palestra con un personal trainer. È stato traumatico per una come me che non ama tanto fare sforzi fisici, ma solo Yoga e massaggi di varia natura. Così ho seguito, da brava paziente, i consigli del medico: mi sono iscritta in palestra e ho cercato il personal trainer… quello giusto. Ed eccolo: alto, moro, occhi verdi, muscoloso, un sorriso dolcissimo e strabiliante… insomma, un personal trainer da togliere il fiato. L’ultima cosa che non avrei immaginato è che lui fosse andato oltre il semplice guardarmi. Non che io fossi male, anzi mi sentivo piuttosto piacente, ma non avere il fisico perfetto, da palestrata , mi spiazzava parecchio. Sono una donna che gli uomini guardano per strada e mi piace stupire, dando vita a sguardi più o meno innocenti di ammirazione. Mi piace provare a essere bella; mi piacciono i tacchi anche con i jeans, il rossetto rosso e anche sapere che al lavoro sono in gamba. Ciò che faccio lo porto avanti sempre con grande passione ed entusiasmo; se, però, non mi stimola più di tanto, trovo sempre l’aspetto positivo e coinvolgente. E mi lascio travolgere come una forza inesorabile. Lui è stato un ottimo maestro; dall’alto dei suoi chili di muscoli e onde di ormoni, mi ha fatto conoscere i miei limiti e andare oltre. Mi ha insegnato a correre, a fermarmi al momento giusto, a ricominciare, ad aggredire, a colpire, a gestire le forze ma, soprattutto, mi ha insegnato a non dire mai basta . Mi ha rimesso in forma, mi ha scolpita… mi ha resa perfetta. L’attività fisica e lui erano per me endorfina allo stato puro; una vera e propria overdose costante di adrenalina! Sono rimasta ammaliata non dalla sua bellezza statuaria, ma da lui con i guantoni nelle nostre sfide di Kickboxing. Ripensandoci, credo che la nostra prima volta sia stata singolare; penso proprio che non andrà mai nel dimenticatoio. Mi ha baciata nello spogliatoio; poi, con la pelle lucida di sudore, con i muscoli e la sua forza atavica, mi ha posseduta. Sesso virile, istintivo e rude, quasi ferino. Sesso a perdifiato, proprio come quando hai corso così tanto per raggiungere il traguardo e ti sembra che il cuore ti stia scoppiando in petto. Andare in palestra e rivederlo era sempre più bello, eccitante… proibito. Indossando i mie guantoni, mi perdevo nei suoi occhioni blu e lo immaginavo nudo… sapevo com’era nudo… Lui per me era energetico, psicostimolante… era estasi. Aveva un tatuaggio all’interno del polso col nome di sua figlia. Non nascondo che avrei voluto ci fosse il mio, ma eravamo entrambi sposati, forse non avrebbe funzionato;infatti dopo tre anni è finita. Non ci siamo più visti dall’ultima volta. E quando mi prende la nostalgia, indosso i miei guantoni e comincio a colpire il mio sacco da boxe. Colpisco, colpisco, colpisco… L’amore è pure questo. Colpisci, colpisci o è la fine.

Da TRAME D’INCHIOSTRO. RACCONTI E OLTRE
KUMRRIK EDIZIONI 2015

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