In Abruzzo

Dopo aver percorso 4500 km, attraversato 3 Paesi, abbiamo chiuso il nostro percorso di 12 gg in Abruzzo, una terra a noi molto cara perché lì vivono persone a cui vogliamo un mondo di bene.Tra pagaiate sul lago, con il maestoso Gran Sasso a fare da sfondo, e passeggiate tra cascate, boschi e sentieri immersi nella natura, ci siamo regalati momenti di pura bellezza.Ma il ricordo più bello, come sempre, sono gli abbracci, le risate e il tempo condiviso con chi rende questo posto così speciale per noi.Grata sempre❣️

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MISS e MISTER FILM FESTIVAL 2026- MUGGIA

Al Miss e Mister Film Festival non hanno sfilato solo eleganza e fascino, ma anche cultura ed emozione. È stato un privilegio presentare L’Urlo del Danubio, perché ogni evento può trasformarsi in un’occasione per custodire la memoria e dare voce a storie che meritano di essere ascoltate.Un momento che porterò nel cuore è stato consegnare la fascia “Miss film festival 2026/Colpo di Scena” a una delle giovani protagoniste della serata, con l’augurio che quel sorriso sia solo l’inizio di un cammino ricco di sogni, talento e coraggio.

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Mostar

A Mostar tra le pietre levigate del suo ponte, il silenzio conserva ancora l’eco della guerra. Non certo come una ferita da esibire, ma come una memoria che ha imparato a convivere con la luce.La Neretva continua a scorrere, indifferente al tempo, mentre le due rive raccontano che ricostruire non significa cancellare, ma trovare il coraggio di unire ciò che sembrava perduto.A Mostar ogni tramonto è una promessa: anche dopo il fragore delle bombe, la bellezza può tornare a parlare. E lo fa con voce bassa, tra i vicoli di pietra, le case segnate dal passato e il ponte che, ancora una volta, invita ad attraversare non solo un fiume, ma la distanza tra memoria e speranza

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Sarajevo

Sono tornata a Sarajevo, una città che avevo conosciuto prima della guerra. La ricordavo luminosa, elegante, crocevia di popoli e di culture, dove l’Oriente e l’Occidente sembravano parlarsi sottovoce.Oggi è ancora incredibilmente bella. Ma è una bellezza che trafigge il cuore.Cammini tra le sue strade e i muri conservano ancora i segni dei proiettili. Poi incontri le Rose di Sarajevo, ferite nell’asfalto riempite di rosso, là dove una granata ha spento delle vite. Ogni passo diventa un dialogo silenzioso con chi non c’è più.E poi il Tunnel della Speranza. Un corridoio stretto, buio, quasi soffocante. Eppure da lì passava la vita. Passavano bambini, madri, anziani, soldati. Passavano il pane, le medicine, la speranza. Attraversarlo oggi significa sfiorare con mano ciò che nessun libro potrà mai raccontare davvero: il coraggio di un popolo che ha scelto di resistere quando tutto sembrava perduto.Sarajevo non ostenta il suo dolore, lo custodisce con una dignità che lascia senza parole. Ti accoglie con il sorriso, ma negli occhi porta una memoria che chiede soltanto una cosa: non dimenticare.Sono ripartita con il cuore spezzato ma colmo di gratitudine, perché esistono luoghi che insegnano più di mille lezioni. Sarajevo è uno di questi.È una città che non ha permesso all’odio di avere l’ultima parola. E forse è proprio questa la sua bellezza più grande.

Penne create con i bossoli della guerra

Vicolo dei RAMAI

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In fondo al tunnel

Il tunnel ti insegna ciò che la luce non potrebbe mai raccontare. Ti mette alla prova, ti spoglia delle certezze, ti costringe a camminare quando vorresti fermarti.Poi, un giorno, la luce appare e capisci che non era lì per salvarti, ma per mostrarti CHI sei diventata attraversando il buio, perché il vero miracolo non è trovare la luce in fondo al tunnel… è scoprire di aver imparato a portarla dentro di sè

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