Sarajevo

Sono tornata a Sarajevo, una città che avevo conosciuto prima della guerra. La ricordavo luminosa, elegante, crocevia di popoli e di culture, dove l’Oriente e l’Occidente sembravano parlarsi sottovoce.Oggi è ancora incredibilmente bella. Ma è una bellezza che trafigge il cuore.Cammini tra le sue strade e i muri conservano ancora i segni dei proiettili. Poi incontri le Rose di Sarajevo, ferite nell’asfalto riempite di rosso, là dove una granata ha spento delle vite. Ogni passo diventa un dialogo silenzioso con chi non c’è più.E poi il Tunnel della Speranza. Un corridoio stretto, buio, quasi soffocante. Eppure da lì passava la vita. Passavano bambini, madri, anziani, soldati. Passavano il pane, le medicine, la speranza. Attraversarlo oggi significa sfiorare con mano ciò che nessun libro potrà mai raccontare davvero: il coraggio di un popolo che ha scelto di resistere quando tutto sembrava perduto.Sarajevo non ostenta il suo dolore, lo custodisce con una dignità che lascia senza parole. Ti accoglie con il sorriso, ma negli occhi porta una memoria che chiede soltanto una cosa: non dimenticare.Sono ripartita con il cuore spezzato ma colmo di gratitudine, perché esistono luoghi che insegnano più di mille lezioni. Sarajevo è uno di questi.È una città che non ha permesso all’odio di avere l’ultima parola. E forse è proprio questa la sua bellezza più grande.

Penne create con i bossoli della guerra

Vicolo dei RAMAI

Facebooktwitterlinkedinmail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.