Parlare di memoria in libreria…

Grazie di cuore a Daniela La Licata per l’invito e l’accoglienza presso la libreria Flaccavento…e grazie a tutti voi che avete affettuosamente partecipato…Anche in tempo di pandemia, noi continuiamo a essere “partigiani della Resistenza” con la Cultura!#WeRemember#giornatadellamemoria#Shoah#memoriaeimpegno

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https://www.facebook.com/flaccaventolibreria/videos/169355437951502

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GRAZIE ai colleghi e a tutti gli studenti del Majorana di Gela che sono intervenuti…

Così scrive Sabrina, una collega :

27 gennaio alle ore 14:09  · La memoria storica è testimonianza del passato: permette di organizzare il presente in funzione di ciò che è stato, insegna la fecondità del sacrificio e celebra il trionfo dalla spiritualità. Dimenticare le radici del nostro passato è come condurre una vita priva di riferimenti. Questo viaggio ripercorre i luoghi della disumanità seguendo i binari della memoria storica, è un modo per tenere il ricordo di ciò che è stato e per far sì che i giovani Possano seguire la lezione impartita dalla Storia.”L’urlo del Danubio”, autrice Marinella Tumino Lavoro realizzato dalla classe V SA Servizi Socio-sanitariSo proud of you💪

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Incontro con gli studenti dell’I.I.S.S. “E. MAJORANA” di GELA

Ancora un tassello, ancora nuove emozioni e meravigliosi incontri, seppur on line, oggi all’ “Ettore Majorana” di Gela (Cl) per parlare di “Memoria e Impegno” strettamente correlati tra loro e assolutamente indivisibili…Grazie alla Ds prof. C.Bentivegna, agli studenti che, attenti e curiosi, hanno fatto i loro preziosi interventi e condiviso i loro splendidi lavori multimediali. Grazie di cuore allo staff di Docenti che ha splendidamente organizzato e realizzato l’evento con cura e passione. La “Buona Scuola” per me è anche e soprattutto questa!Grazie al mio L’URLO DEL DANUBIO che continua a regalarmi sorprese e gioie♥️

27 gennaio 2021

Opera realizzata da Greta Guerrieri del Liceo Artisico Figurativo
Gruppo in video conferenza
In video conferenza con il “Majorana” di Gela
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Io ho ascoltato il canto del Danubio…

Io ho ascoltato il canto del Danubio,
ho prestato attenzione ai suoi racconti,
ho danzato sulle sue note….
ma poi il suo urlo ha fatto vibrare le corde del mio cuore…
E la mia penna ha cominciato senza sosta a scrivere…bramosa di dar vita a nuovi versi, nuovi racconti,
mentre la Storia, maestra di vita,
cuce con essi trame eterne…
“L’urlo del Danubio”di Marinella Tumino, Operaincerta Editore 3^edizione -2020

Le Scarpe sulla riva del Danubio (in ungherese: Cipők a Duna-parton) sono un memoriale della Shoah, opera del regista Can Togayrealizzato insieme allo scultore Gyula Pauer.
Ricorda il massacro di cittadini ebrei compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate durante la seconda guerra mondiale.

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Anne e Margot: due anime un unico immutabile destino…

Sapete chi sono queste due tenere bimbe prese di spalle?
Sono Anne e Margot Frank!
Sono in riva al mare, sulla battigia e guardano lontano…
Il padre, Otto Frank, appassionato di fotografia, fa questo scatto da dietro.

Il costume identico diventa un destino immutabilmente uguale.
Tutto deve ancora accadere…
E a noi, che assieme a loro guardiamo l’orizzonte infinito, viene una specie di magone…

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BRIGERTON: UNA STORYLINE CONVINCENTE

Bridgerton è la serie tv Netflix tratta dalla saga dei romanzi di Julia Quinn. E’ una serie in costume, composta da 8 episodi e con costruzioni narrative complesse con le quali affronta tematiche profonde come la femminilità, il suo essere nel mondo, il rapporto uomo/donna, il sesso e le gioie (?) coniugali. Racconto delizioso e ben scritto, una narrazione ben ritmata e divertente capace di non annoiare che intreccia amore, intrighi, segreti dell’alta società londinese.

Siamo a inizio 1800, nell’età dell’oro, sotto il regno di Giorgio III in cui l’Alta Società inglese è un mondo lezioso fondato su pranzi, concerti, sontuose scene di ballo e eventi di facciata e soprattutto matrimoni. L’obiettivo finale di ogni singolo componente della borghesia inglese è, infatti, il matrimonio, unione in genere di convenienza. Protagonista dunque è l’alta società londinese con tutte le sue luci e le sue ombre che nel periodo più atteso dell’anno, detto la “stagione”, può esibire il suo sfarzo più sfrenato e osservare come avvoltoi voraci l’ormai usuale “rito di accoppiamento”, fatto di feste, abiti e balli, all’insegna dell’etichetta e del buon costume. La prova che consacrerà una sola fanciulla, che verrà eletta reginetta della stagione e, quindi, il trofeo più ambito e desiderabile dell’anno, è la sfilata davanti alla regina Carlotta. Soltanto la dama più elegante, delicata e graziosa riceverà la benedizione della regnante. In questa 1^ serie lo sguardo si concentra su Daphne (Phoebe Dynevor,) la figlia femmina più grande della famiglia Bridgerton, pronta a debuttare in società. È luminosa, elegante, il suo portamento è impeccabile. “Impeccabile” è per la regina Carlotta, che la acclama la fanciulla più desiderabile di tutta Londra. Il tutto è reso ancor più stuzzicante dalla penna taglientissima della misteriosa Lady Whistledown, un’anonima scrittrice satirica che mette in scena un Gossip Girl ottocentesco sul suo pamphlet con tutti i pettegolezzi, le dicerie e i segreti più intimi dell’aristocrazia, condizionando l’opinione pubblica e dettando le regole della società stessa.
Daphne è bellissima, un diamante, così viene definita dalla Regina e da Lady Whistledown, tuttavia nessun corteggiatore pare essere interessato a lei. La giovane è piena di speranze, lei non vuole un matrimonio vuoto d’amore, non ha bisogno di sposare un uomo a caso, lei vuole innamorarsi, come era accaduto alla madre e al padre defunto e, così, per accrescere l’interesse degli altri giovani, si accorda con Simon Basset (Regé-Jean Page), affascinante e tenebroso Duca di Hastings che non vuole sposarsi e neppure avere figli. I due fingono di fidanzarsi per poi innamorarsi davvero.

La storia narrata è ricca di colpi di scena, piena di sfumature e di risvolti impensabili che ne trasformano persino i toni del racconto. Nulla è scontato, anzi. La serie, nei suoi primi episodi, prende le tinte di una mondana fiaba sentimentale in cui, in apparenza, tutti i pezzi sono assolutamente al loro posto: due protagonisti che si amano, ma non vogliono ammetterlo, un gioco di punzecchi e rincorse l’un l’altro prima di arrivare al coronamento finale, personaggi di contorno che vogliono aiutare oppure ostacolare la tempesta d’amore che investe i due giovani. Tuttavia, proprio quando la narrazione raggiunge il suo climax, i toni mutano, la scrittura si fa più tragica, affiora la vera natura di alcuni personaggi, spuntano nuovi colpi di scena e qualche tocco d’introspezione ben collocato. Ed è da questo momento in poi che Bridgerton si trasforma in un “drama” sorprendente, in una simpatica celebrazione dell’amore, delle bugie, del peso del lignaggio, dell’abbandono, della lotta di classe e del ruolo della donna in una società che vuole foggiare una femminilità che cerca in qualche modo di emanciparsi.

La serie presenta una boccata d’aria fresca che rende originale e interessante la rappresentazione di questo periodo storico perché, nonostante la storia narrata sia perfettamente adeguata agli standard del romanticismo Regency e del dramma sociale, il periodo storico che viene riprodotto presenta degli elementi bizzarri e fantastici, tra tutti spicca  la presenza delle persone nere, inserite in modo egualitario all’interno della società e a tutti i livelli della classe sociale.
Si fa un solo veloce cenno a questa diversificazione, lontana dalla vera cornice storica dell’epoca,  quando si racconta la storia della regina (nera) che rubò il cuore al re (bianco) portando meccanicamente a un riconoscimento istantaneo di tutta la comunità afro inglese. 

Casting azzeccatissimo che permette di coinvolgere lo spettatore puntata dopo puntata.

Bridgerton è una serie leggera, ma non scadente; presenta una grande cura per i dettagli, non è né volgare né di basso livello culturale, può piacere o meno. A mio modesto parere, ha raggiunto l’obiettivo che qualsiasi prodotto televisivo e cinematografico dovrebbe perseguire: intrattenere lo spettatore.

DA VEDERE: ««««¶

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